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Un nuovo pascolo nel bosco per soddisfare le recenti modifiche di IP-Suisse

  • 23 gen
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 9 apr

Il noto marchio di produzione IP-Suisse ha adattato le proprie direttive. Alla Tenuta Bally nel luganese si è creato un ettaro di pascolo nel bosco per aumentare la superficie di promozione della biodiversità.


Nicolas Radosta e Guido Marty davanti al nuovo pascolo.
Nicolas Radosta e Guido Marty davanti al nuovo pascolo.

La luce penetra comodamente fra gli alberi, illuminando un sottobosco inerbito che nemmeno la proverbiale erba del vicino è così verde. «Sembra di essere nel Jura», dice soddisfatto Guido Marty, titolare dell’azienda Malombra, affittuaria di 70 ettari presso la Tenuta Bally e nei dintorni. Le principali produzioni sono mais da polenta, patate, carote, cipolle, frumento panificabile, soia e una mandria di 30 vacche nutrici Simmental con toro Limousine.

Le nuove direttive di IP-Suisse prevedono l’aumento delle Superfici per la promozione della biodiversità (SPB), che dal 7% richiesto dalla normativa federale è passato al 9%. «Non volevo sacrificare un ettaro di terreno pregiato in pianura e così ho pensato di aprire questo ettaro di bosco sulla scarpata».


Dall’erba alla carta

Lì accanto il bosco è impenetrabile. Sul nuovo pascolo invece, dopo il passaggio dell’azienda forestale, si vedono le tracce dei vecchi terrazzamenti. Nicolas Radosta, capo-operaio dell’azienda, racconta brevemente i lavori iniziati un anno fa: «La forestale di circondario è passata a segnare le piante da tenere. Poi l’azienda di selvicoltura si è occupata di disboscare e noi abbiamo seminato la miscela di erba che si usa anche nei pascoli delle selve castanili. Dopo una prova di pascolo con delle pecore, vediamo ora che la cotica erbosa è resistente. In primavera proveremo con le manzette e poi con le vacche».


Questo ettaro di “bosco di luce” – così è stata più volte definita poeticamente una selva castanile gestita (qui le piante non sono castagni ma poco importa) – «è un 618», ha aggiunto Guido Marty il codice amministrativo della SPB “pascolo boschivo”, trasportandomi con la mente all’ora precedente quando eravamo seduti davanti a una raccolta di schede tecniche nella piccola cucina della grande masseria di inizio ‘900 sulla piana. Il gestore d’azienda mi ha mostrato con schede e tabelle i requisiti che deve soddisfare a livello normativo e a livello di marchio IP-Suisse.


Vista sui campi e sulla masseria della Tenuta Bally.
Vista sui campi e sulla masseria della Tenuta Bally.

Patate, carote e cipolle

A differenza del marchio Gemma Bio Suisse, oltre ad avere linee guida meno severe, IP-Suisse non esige che tutte le produzioni dell’azienda debbano seguire le direttive di coltivazione. Per esempio l’azienda Malombra produce, secondo le linee guida del marchio, carote, patate e cipolle; mentre cereali e mais seguendo la normativa federale per la produzione convenzionale. Marty mi spiega che sceglie di produrr

e in base alle direttive IP-Suisse se è il commerciante che glielo chiede, ed è questo il caso per le tre colture menzionate sopra. Se per carote e cipolle le linee guida non si discostano tanto dalla normativa federale, non è lo stesso per le patate, che possiedono regole più stringenti. E i costi e il lavoro supplementari vengono coperti da un prezzo di vendita un po’ maggiore rispetto al convenzionale. Per la coltivazione di patate precoci IP-Suisse, la pausa colturale deve essere di tre anni invece che di due, e prima della raccolta delle patate precoci, il disseccamento delle foglie per favorire la maturazione dei tuberi non può essere fatto con prodotti chimici bensì tramite un passaggio di trinciatura meccanica e poi spruzzando un olio.


A ciò si aggiunge, in qualità di SPB, una striscia fiorita per gli insetti lungo il campo.


Pascolo nel bosco alla tenuta Bally.
Pascolo nel bosco alla tenuta Bally.

La coccinella

Per intenderci, il marchio IP-Suisse è quello che ha come logo una coccinella. Le principali novità delle nuove direttive sulla biodiversità sono sostanzialmente due: la nuova quota del 9% di SPB (per le colture speciali è il 5%), e lo stralcio della cosiddetta “qualità del progetto sulle superficie prative”, il cui scopo era quello di accompagnare i produttori ad aumentare la qualità delle superfici per la biodiversità. Per poter ottenere il marchio, oltre alla quota del 9% di superfici per la promozione della biodiversità, l’azienda deve totalizzare 15 punti che vengono calcolati in base all’impegno dell’azienda a favore della biodiversità. Per esempio si ottengono dei punti se si falcia il fieno con una falciatrice senza condizionatore o se si posano cumuli di rami o sassi sui terreni. E se la qualità delle superfici per la biodiversità è alta (Qualità 2 a livello federale) si ottengono punti supplementari.




IP-Suisse ci ha comunicato che «In Svizzera sono circa 10’000 le aziende IP-Suisse, di cui una quarantina in Ticino». «Circa il 91% delle aziende agricole soddisfa già l’esigenza di superficie minima di SPB del 9%». Secondo le loro stime, «in Ticino circa 10 aziende dovranno adottare misure supplementari per soddisfare le nuove esigenze. Per la maggior parte i requisiti sono già soddisfatti o raggiungibili con uno sforzo di poco conto».


E riguardo alle motivazioni che hanno portato al cambiamento delle direttive sulla biodiversità, ci hanno comunicato che «gli studi dimostrano che per la tutela delle specie è necessario un minimo di 8-12% di habitat di qualità e gli adeguamenti sono stati fatti sulla base delle valutazioni di Vogelwarte e degli obiettivi ambientali federali dell’agricoltura».


Infine anche la questione di mercato ha la sua importanza: «IP-Suisse vuole consolidare il suo ruolo sul mercato in termini di biodiversità evidenziando chiaramente le prestazioni supplementari».

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