Una maggiore attenzione ai vini locali
- 24 apr
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All’assemblea dei delegati Federviti, di sabato 18 marzo a Biasca, sono stati affrontati i temi della pianificazione viticola, della digitalizzazione del patentino, degli agenti patogeni e della struttura interna della Federazione cantonale. Ma a suscitare le discussioni principali sono stati il calo dei consumi e la situazione del mercato.

La qualità dei vini ticinesi resta indiscutibile e si riconfermerà anche per la vendemmia 2025, la più scarsa degli anni 2000 a causa delle forti piogge in fioritura e per la forte pressione in particolare di peronospora e Black Rot. Nel Mendrisiotto, per il primo anno, i danni da Popillia japonica sono risultati rilevanti tanto a livello qualitativo che quantitativo. Il valore complessivo della vendemmia è stato di 19,85 milioni di franchi per il Ticino, con una diminuzione dell’8,3% rispetto al 2024, anno in cui si erano già registrati volumi modesti. E queste sono solo alcune delle «numerose sfide incontrate in un contesto oggettivamente difficile», a cui ha fatto riferimento Davide Cadenazzi, presidente della Federviti cantonale nella sua relazione a cui bisogna aggiungere, «un mercato in trasformazione, con consumi in calo e una concorrenza estera crescente». Per capire meglio quest’affermazione basta riportare il dato fornito da Andrea Conconi, presidente dell’interprofessione IVVT, che ha riferito come «negli ultimi 30 anni circa, il consumo di vino a livello svizzero si sia ridotto di circa il 36% a fronte di un’estensione delle superfici vitate che è rimasta più o meno la stessa».
La sfida principale resta quella legata al mercato
E se l’estirpo di vigneti o l’annuncio del mancato ritiro delle uve nella Svizzera romanda – per non parlare dei 18’000 franchi all’ettaro stanziati dal Canton Ginevra per mantenere un vigneto potato al piede, ma senza raccogliere un acino d’uva – sono spettri che per ora non hanno raggiunto il Ticino, i timori non mancano. Il caso della Cantina Matasci, la quale ha comunicato qualche settimana fa a molti piccoli viticoltori che per l’anno in corso non ritirerà la loro uva, è stato affrontato marginalmente; anche perché altre quattro Cantine – Chiericati, Gialdi, Delea e Cantina di Giubiasco – si sono dette disponibili a subentrare. Per riuscire però a garantire una buona corrispondenza tra quanto viene prodotto e quanto si riesce a smerciare, e soprattutto per evitare quanto sta accadendo in Svizzera romanda, uno strumento fondamentale a livello cantonale è da un lato una pianificazione viticola accurata che fornisca una mappatura dettagliata dei vigneti esistenti e delle loro caratteristiche, mentre dall’altro è necessario agire perché il vino locale trovi più spazio nella Grande distribuzione organizzata, che in Svizzera smercia circa il 70% del vino prodotto, ma anche nella ristorazione e soprattutto attuando un cambio di paradigma in tutti quegli eventi promossi da Enti pubblici che troppo spesso non attribuiscono il giusto valore al prodotto locale. In questo senso è stata annunciata una risoluzione che verrà presentata alla Camera agraria del 2 maggio, che si focalizza proprio sulla promozione del prodotto locale, definita: «Ripartire dalle basi per valorizzare il territorio», per risultare più incisivi nella promozione del vino locale.
Se la Federviti si muove soprattutto a livello cantonale, non manca però di certo l’attenzione a quanto accade a livello federale e, oltre alla proposta per una nuova definizione dei contingenti di importazione che non ha fatto l’unanimità, restano intenti condivisi: incentivare l’acquisto di uva indigena e la valorizzazione della produzione nazionale, così come la ridefinizione di nuovi obiettivi tra interprofessione e federazione dei viticoltori nazionale e grande distribuzione, così come il mantenimento dei fondi destinato alla promozione del vino svizzero.
Ridefinizione della struttura del comitato
Per poter rispondere alle richieste crescenti e attuare un rafforzamento della Federviti cantonale, Davide Cadenazzi ha chiesto ai delegati presenti se fossero disposti ad accettare una riforma dell’attuale struttura così da poter ripartire maggiormente i compiti tra i diversi membri di comitato e migliorare anche le sinergie tra la Federviti e le altre associazioni mantello del settore del vino e gli enti cantonali. L’obiettivo è quello di portare nuova energia e nuove idee, ringiovanendo anche un po’ le persone, per poter rispondere nel miglior modo possibile alle diverse sollecitazioni che provengono da più fronti e in maniera continua. A questo riguardo, a Biasca, è stato anche annunciato il nuovo presidente della Sezione Locarno e Valli: a Graziano Carrara è subentrato Moreno Wildhaber, architetto di Mergoscia, che diventa così anche membro del comitato cantonale. Molti i ringraziamenti per Graziano Carrara, per quanto fatto nei 32 anni in seno al comitato cantonale e per quanto ha fatto per la viticoltura ticnese. La sua nomina e quella di Rudy Studer, anche lui ringraziato da più parti per quanto fatto nel corso degli anni per la viticoltura e il primario cantonale, a membri onorari della Federviti è stato senza dubbio il momento più emozionante dell’intera assemblea.
In conclusione, riportiamo un’informazione di servizio ricordando a tutti che il termine per la digitalizzazione del patentino fitosanitario è il 30 giugno 2026. Oltre questo termine non sarà più possibile registrarsi.
Per maggiori informazioni: www.permis-pph.admin.ch
oppure, per supporto contattare il Servizio fitosanitario: 091 814 35 87.
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