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Vespa velutina: imparare a riconoscerla e segnalarla

  • 10 lug 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

È un po’ più piccola di un calabrone, più rapida nei movimenti, e quando è in volo il nostro occhio la percepisce «nera», non «gialla-rossiccia» come il calabrone nostrano. A fare stato per identificarla sono soprattutto le zampe gialle e una banda arancio sull’addome. In primavera è probabile trovarla sui fiori delle camelie o in prossimità di specchi d’acqua.



L’approfondita presentazione fornita lo scorso 13 marzo a Bellinzona dal presidente dell’associazione per la conoscenza e il rispetto delle api, Daniele Besomi, ha al contempo affascinato e intimorito i presenti: giardinieri, frutticoltori, pompieri, operai comunali, viticoltori, guardie della natura, pescatori e apicoltori. Soprattutto a chi vive negli spazi aperti è rivolto infatti l’invito ad acquisire quelle informazioni di base che permettano l’identificazione della vespa velutina, o calabrone asiatico, così da poterlo segnalare per intervenire nel minor tempo possibile. 


La tempestività è fondamentale per pensare ad un’eradicazione

Il fattore tempo è cruciale per evitare che l’insetto colonizzi una determinata regione, il nostro cantone nel caso specifico. Il ritrovamento di un nido di vespa velutina avvenuto lo scorso ottobre a Leggiuno, in provincia di Varese, «a tiro di volo dal Ticino», ha decisamente innalzato il livello di allerta. Presente in Svizzera in 14 cantoni, dove sono stati ritrovati ben 756 nidi, in Ticino il primo esemplare di questa vespa è stato avvistato e fotografato a Ludiano nel 2020, ma da noi finora non si è insediata. In primavera si tratta di individuare le regine che si risvegliano dalla fase di invernamento e il modo più sicuro per una segnalazione certa consiste nel catturare l’insetto, «Se lo si vede su un fiore di camelia, si può provare a catturarlo usando un vasetto vuoto, naturalmente con le giuste precauzioni. Oppure eliminare l’individuo». In autunno, l’ideale è sempre cercare di fotografarlo o, ancora meglio, catturarlo vivo senza danneggiarlo, così da rintracciare il nido utilizzando un trasmettitore radio. Le segnalazioni vanno fatte al più presto tramite il modulo di contatto che si trova sul sito www.apilugano.ch/velutina oppure scrivendo a vespa.velutina@ti.ch, indicando le coordinate dell’avvistamento e allegando delle foto di buona qualità. 


Se si individua un nido primario, non abbatterlo, perché lo rifanno altrove. Segnalare al più presto il ritrovamento, sui siti web menzionati, e aspettare l’intervento di qualcuno adeguatamente protetto e formato che possa rimuovere tutti gli individui.


La dieta delle vespe è fondamentale anche per capire come e quando si possono attirare

Le vespe in primavera e in autunno bottinano sui fiori, cercano linfa degli alberi o assorbono zuccheri dalla frutta. La caccia alle proteine, tramite la cattura di altri insetti, avviene invece per lo più in estate, quando le vespe adulte si procurano le proteine dove possono per poi portarle alle larve. È in quel momento che «gli apiari diventano dei veri e propri supermercati» e, volendo, si può utilizzare anche una fetta di prosciutto come esca. Le vespe adulte porteranno infatti il cibo alle larve che, non avendo ancora il proverbiale “vitino da vespa”, sono in grado di digerirlo restituendo poi agli esemplari adulti una saliva proteica che potranno assorbire. Questo scambio crea un legame tra tutti gi individui della colonia e, allo stesso tempo, comprendendo il ciclo del nutrimento, fa capire come esche liquide contenenti zuccheri risultino attrattive soltanto in primavera ed autunno. 

Nido primario, fondato in primavera sempre all’aperto ma al riparo sotto tettoie, in stalle, ecc. Inizialmente è grande come un mandarino. Foto: Associazione Regionale Produttori Apistici Toscani.
Nido primario, fondato in primavera sempre all’aperto ma al riparo sotto tettoie, in stalle, ecc. Inizialmente è grande come un mandarino. Foto: Associazione Regionale Produttori Apistici Toscani.

Tanti problemi di carattere diverso

Si stima che una vespa velutina arrivi a predare fino a 11 kg di insetti all’anno e non disdegnano le carcasse di animali. Il loro obbiettivo più comodo sono però gli apiari che vengono letteralmente presi d’assalto. Attaccano principalmente le bottinatrici di ritorno e arrivano ad assediare l’entrata dell’arnia con ben nove individui in contemporanea. In queste circostanze, oltre alla perdita di effettivi, tutta l’attività delle api si riduce. Terrorizzate non escono più a cercare nutrimento per le larve: miele, ma soprattutto polline. Gli apicoltori possono dare alle api un succedaneo del miele, ma il polline è difficilmente sostituibile. La colonia inizia così a deperire, e spesso non ha i numeri per affrontare l’inverno. L’impatto più studiato e documentato è senz’altro quello ecologico. L’arrivo della vespa velutina altera i rapporti tra gli altri insetti e la predazione di api e altri impollinatori causa una diminuzione della biodiversità e una drastica riduzione dell’impollinazione di specie coltivate e selvatiche. Per quello che riguarda l’impatto economico, alla perdita di colonie di api, vanno aggiunti i costi ingenti per l’eliminazione dei nidi. Per quanto riguarda la salute pubblica le vespe sono aggressive a 3 metri di distanza dal nido e particolarmente pericolosi sono i rari nidi costruiti vicino al suolo.


Eradicazione e controllo

Arrivata in Francia nel 2004, verosimilmente all’interno di un vaso per bonsai, in sei anni ha colonizzato tutta la Francia e in venti quasi tutta l’Europa occidentale. Nel 2012 è entrata in Italia dalla Francia e ha colonizzato Liguria e Toscana. In queste due regioni si contano circa 15 nidi per chilometro quadrato e l’eradicazione è diventata ormai proibitiva. «Ci si limita a distruggere i nidi all’interno dei centri urbani», ha spiegato Lorenzo Sesso, che lavora come veterinario per il Cantone, ma è anche membro di Apicoltura varesina, e che ha raccontato nella prima parte della serata come si interviene per individuare e distruggere i nidi e nella seconda, in dettaglio, come si è proceduto con il ritrovamento del nido a Leggiuno. Data la conformazione del nostro territorio e le altezze a cui costruiscono i propri nidi le vespe velutine, per lo più tra i rami degli alberi e ad un’altezza di venti metri, una volta insediate sarebbe davvero complicato oltre che estremamente costoso procedere alla distruzione dei nidi. Sempre Lorenzo Sesso ha chiesto ai presenti di «immaginare le difficoltà per eliminare un nido sui Monti di Carasso», per fare un esempio. Sarebbe un’impresa decisamente ardua. Per questo motivo è fondamentale, ora, procedere all’individuazione e segnalazione di eventuali regine, così da evitare, per quanto possibile, che l’insetto si insedi anche in Ticino.



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